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Sam Vacchi

Occupation
te bona

A casa di Alice

te bona
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February 15

1_8

Davide arriva davanti al cancello dell'isola che i lampioni all'interno sono già spenti.
Il cancello mostra strisce di ruggine sulle inferriate e sul cartello d'entrata che recita a scritte nere su fondo bianco sporco:
"Isola Carolina"
"- parco comunale -"  
"8:30 - 20:30"
Davide guarda attorno stringendosi nel giubbotto di cotone ocra.
Nel viale davanti all'isola ci sono: lui, il suo giubbotto troppo leggero
ed il freddo ostinato della serata primaverile.
Tre passi lungo il marciapiede a lato del cancello
e si infila tra la terza e la quarta siepe che circonda il perimetro del parco.
In quel punto la rete di recinzione si apre a forma di cerchio; un onesto servizio del coltello di Toma.
Davide oltrepassa il buco e procede a passi sicuri attraversando il prato perimetrale dell'isola.
Attraversa la stradina che circonda a forma di uovo il prato interno, si dirige verso
i cinque grandi pini, disposti a cerchio al centro del parco.
"La radura delle fate" come la chiamano alcuni di quelli che sta per incontrare, "Il cuore della città" come la chiamano i vecchi. 
Davide si appoggia al più vicino dei cinque pini, le mani in tasca.
"...e poi si è messo davanti e mi ha detto di piantarla!"
"Ma chi è questa qui? spega, spiega.."
"E che ne so.... Bidu due fiammiferi ci vogliono! Io non lo voglio fumare il gas!"
"ma era bella?"
"Bella..."
"Ah io questa la voglio conoscere adesso..."
"Si anche io"
"Si si, prima o poi la porterà il Dado no?"
"Oh, passa quel coso!"
"A proposito, ma dove cazzo è Dav..."
Davide appoggia la mano sulla testa del Toma.
Sorride, si sente a casa.
 
November 06

1_7

L'aria sa di nebbia e limoni. Camminiamo sul marciapiede in silenzio.
Qualche ramo passa attraverso le inferriate dei giardini
sostenendo un tetto di foglie verdi a mezzo metro dalla nostra testa.
Guardo Davide, lui cammina lentamente stringendomi delicatamente la mano,
non parla. Guarda ad un metro da i suoi piedi che porta lentamente uno davanti all'altro.
Mi accorgo che sto sorridendo.
Ci vengono incontro due tipi buffi: uno piccolo con una cresta rossa alta una spanna,
un giubbotto di pelle nera lungo fino alle caviglie avvolte in anfibi di pelle consumati sulla punta di metallo; uno grande e grosso con un eskimo aperto su un maglione nero che sporge in fuori arrotondato attorno alla pancia.
A tre metri da noi il tipo piccolo tocca il braccio all'altro, si fermano guardando Davide.
Sento la mano di Davide che stinge la mia leggermente più forte.
Gli occhi sotto la cresta rossa guardano immobili quelli di Davide, mentre poco più sotto al bocca tenta un sorriso che riesce solo da una parte.
"Guarda guarda chi si vede...."
Ci fermiamo davanti a loro, Davide continua a tenermi la mano. Il tipo grande e grosso ride come una foca ed incrocia le braccia, l'altro ricomincia a parlare guardando prima Davide e poi me.
"E questo cos'è? un nuovo acquisto?"
Cosa vuole questo?
Davide risponde con voce calma.
"Si chiama Alice."
Rimango immobile, non mi viene nemmeno un sorriso. Niente di niente.
Il tipo piccolo ci gira attorno guardandomi. Mi da fastidio e lo seguo con la testa.
"Bel telaio. complimenti! Parla anche?"
Brutto galletto amburghese nano..
Davide lo guarda negli occhi, mi stringe la mano e poi la lascia.
Sorride.
"Toma... piantala!"
Il galletto amburghese nano alza le mani con le palme rivolte verso di noi
"Ok ok Dado. Mi arrendo."
La sua bocca riprova a sorridere ma ci riesce ancora per metà.
"Ci vediamo stasera all'isola."
Si gira e se ne va deciso seguito dai tipo grande e grosso.
Davide mi viene davanti e mi sorride.
"Scusali, non sono cattivi è solo che..."
Poi si blocca e mi guarda fisso negli occhi.
Muove lentamente la mano destra fino ad appoggiarla sul mio collo,
appena sotto l'orecchio. Appoggia le sue labbra sulle mie.
Io resto con gli occhi spalancati, sento il respiro caldo che gli esce dal naso.
Io non credo di stare respirando.
Dura un attimo. Poi si allontana qualche passo lasciandomi lì immobile.
Si gira verso di me e sorride porgendomi la mano.
Corro verso di lui e la prendo con entrambe le mani.
Ci guardiamo per un attimo e ricominciamo a camminare verso la stazione degli autobus.
 
September 09

intermezzo musicale

Alice ha gli occhi attenti,
di un colore infinito
Tre ciocche di capelli
arrotolate sopra un dito.
Il mondo li si sposta
dando spazio alle sue mani,
a volte non lo fa'
e inventa un gioco su più piani.


Alice ha preso labbra,
che son state di una fata,
a noleggio da un liutaio,
l'ultima volta che è nata.
Il mondo prende il ritmo,
lei canta dolcemente

"ecco che tu suoni, io...
  ...riecheggio solamente"

August 10

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In una favola nuova c'era una bambina.
Una bambina con la pelle bianca e i capelli neri che stava sopra un prato appena prima di un bosco. 

Il prato piaceva tanto alla bambina per tutte le cose che lo abitavano.

Gli uccelli  volavano riempiendole gli occhi e le orecchie di colori e musiche dolcissime.

I conigli erano la sua passione. Aveva imparato a riconoscerli perché ogni tanto si fermavano e lasciavano le orecchie pelose a punta fuori dall'erba. Li guardava estasiata. Ma appena muoveva un passo le orecchie pelose a punta sparivano.

Allora rincorreva le api seguendone il ronzio o le cavallette saltando tra le note della loro musica. 

E quando era stanca i fiori coloravano il grande letto verde da cui poteva guardare il cielo. E anche se il sole rendeva l'azzurro così intenso da farle sbattere gli occhi lei non si arrendeva mai.

Un giorno la bambina con la pelle bianca e i capelli neri trovò un buco.

Un buco nella terra proprio vicino al ciliegio in mezzo al campo appena prima del bosco.

Il buco era strano: scuro.

Ci guardò dentro immersa tra il canto degli uccelli e delle cavallette.

Ad un tratto apparve un verme.

La bambina con la pelle bianca e i capelli neri lo guardò con meraviglia.

Gli disse: "ciao coso marrone", il verme alzò la testa in cerca di un posto dove infilarsi.

Lei interpretò il gesto come un saluto e pensò: "lui mi capisce".

Da quel momento in poi la bambina tornava ogni giorno al buco, trovava il verme, lo salutava, lui cercava un posto dove infilarsi e lei sorrideva.

Aveva dimenticato i conigli, gli uccelli, le api, le cavallette, gli alberi e i fiori. Rimaneva così immobile in mezzo al campo che un coniglio le era arrivato a pochi metri per vedere se respirava. Ma lei, immersa nel suo buco con il suo verme, non se ne era accorta.

Sarebbe potuto andare avanti per mesi, anche anni, ma un giorno il verme non si presentò più.

Il buco fu disabitato.

La bambina con la pelle bianca e i capelli neri pensò prima che il suo verme avesse avuto un contrattempo, poi che fosse andato in vacanza poi, alla fine, capì che non sarebbe più tornato.

In quel momento iniziò a piangere.

Rimase a casa mesi interi senza tornare più nel campo appena prima del bosco.

Tutti erano preoccupati per lei, che non si fermava mai. Piangeva. Come se tutto il mondo non le desse più un motivo per sorridere.

Ma il campo appena prima del bosco aprì gli occhi.

Lei non si accorse delle prime api che ronzavano nella stanza, ma non poté fare a meno di meravigliarsi quando spuntarono le orecchie pelose a punta dalla finestra della sua camera.

La bambina con la pelle bianca e i capelli neri si asciugò le lacrime, vide il cielo azzurro e corse fuori nel suo campo, tra gli alberi, gli uccelli e l'animale che un giorno, ancora una volta, gli avrebbe fatto dimenticare tutto il resto.

August 08

1_6

La luce che entra dalle finestre dentro i corridoi e le classi della scuola.
La campana, l'ultima, che suona.
Gli studenti che raccolgono i libri negli zaini, un insieme scomposto di voci e colori sui muri giallo spento.
Davide corre fuori dalla classe con lo zaino in mano, appena esce dalla porta lo mette in spalla senza smettere di correre. Arriva alle scale, salta col sedere sul corrimano e scivola giù. Alla fine di ogni rampa di scale atterra sul pavimento con entrambi i piedi, si gira, appoggia la mano destra e poi ancora sul corrimano col sedere. Tre piani prima di arrivare alla porta a vetri dell'igresso. I bidelli, un uomo ed una donna sui 50 con lo sguardo spento non mostrano reazioni al suo frenetico arrivo. Vola fuori. Si ferma da parte alla porta e si gira verso l'entrata. Continua a muoversi e guardarsi in giro.
La campana, l'ultima, che suona.
Mi batte il cuore, un sacco.
Nel prendere lo zaino sposto con il braccio il banco.
Calmati dai.
Cerco di camminare tranquillamente.
Mi sistemo i capelli, cammino verso le scale.
Qualche amica mi saluta, non la riconosco.
Arrivo all'uscita, mi sembra che sia passato un attimo ed un mese allo stesso tempo.
Eccolo.
"Ciao"
"Ciao Alice"
Gli sorrido.
Lui sorride, guarda in basso.
Il silenzio mi sembra durare un secolo.
"Ti accompagno?"
"Si, se vuoi.."
Cosa gli dico? Come faccio?
Aiuto! Mi ha preso la mano.
La campana, l'ultima, che suona.
Karin abbassa gli occhi verso lo zaino, poi guarda la professoressa,
John, Davide che corre fuori dalla porta.
Karin rimette lentamente il libro nello zaino, lo chiude, lo prende e lo mette in spalla.
Poi appoggia le mani sul banco e si alza.
 
 
 
July 21

1_5

E' suonata.
Chiudo il libro e appoggio le mani sul banco.
Mi guardo attorno. La classe inizia ad inquietarsi.
Indovino chiude il libro. Mi guarda.
"Marnini".
 
No, non ci posso credere.
Perché proprio me? Perché proprio oggi?
Faccio finta di niente ed esco dalla classe.
No, non posso, non ce la faccio.
Mi parla.
"E' venuta tua madre ieri, le ho parlato chiaramente.."
Si, chissà che illuminazione, fammi andare via.
Davide dove sarà? Farò a tempo?
Dovevo incontrarlo. Oggi..
Faccio finta di sentirmi male?
No, non me la sento.
Sarà meglio che guardi Indovino negli occhi invece di fissargli le scarpe.
"..portare attenzione agli aspetti mnemonici della filosofia e tra i più importanti.."
Guardo la porta.
Piantala di parlare.
Piantalaaaaaa!
Oddio.
Davide.
Ha guardato dentro e poi è sparito dietro lo stipite.
Era davvero lui? Stava cercando me?
Mi scappa un mezzo sorriso.
Indovino deve averlo intercettato, perché si gira di scatto.
"Alice. Stavo dicendo...".
Non l'ha visto per fortuna.
La testa di Davide riappare per un attimo dalla porta e mi strizza l'occhio.
Mi sta scoppiando la faccia.
"Professor Indovino, professor Indovino"
L'amico di Davide entra che è tutto agitazione.
"Tre ragazzi di prima si sono chiusi nel bagno"
Indovino segue subito l'amico di Davide.
Escono dalla porta.
Davide entra subito dopo. 
Si avvicina.
Mi prende una mano.
La sua è calda.
Dio mi sta scoppiando il cuore.
Chi c'è in classe?
Sto morendo..
Suona la campana, ora rientreranno tutti...
"Posso incontrarti alla fine delle lezioni?"
Davide mi guarda negli occhi.
Mi esce una voce che non è a mia.
"Si"
"Davanti alla porta d'entrata?"
"Si"
Devo sembrargli un animale monosillabico. 
Ma con lo stomaco così non ci riesco proprio a fare meglio.
Lui mi guarda fisso negli occhi, si gira e fa per andare.
Poi si rigira e mi da un bacio sulla guancia.
"Ciao"
Va verso la porta con un'andatura cadenzata.
Picchia la spalla contro lo stipite.
Si gira, sorride, esce.
Mi viene da svenire.
 
June 24

1_4

La classe, e il professor Fiorini. Con il suo movimento paffuto, la camicia azzurra e la folta barba nera.

Parla di Dante, qualche passo sulla lunga salita. La sua voce è calda e vivace, interpreta la lezione con lenti movimenti del corpo.

John si gratta la testa. Scapigliata. 

Karin saltella con gli occhi tra la testa di John e la barba di Fiorini, che cammina lentamente per la classe, con i sui banchi, gli studenti, una cattedra, una lavagna e grandi finestre.

Davide appoggia le braccia incrociate sul banco, guarda l'orologio, guarda John, Fiorini, l'orologio.

Dante sogna la femmina balba.

Davide porta le mani alle guance e guarda fisso Fiorini.

"Io son"

Fiorini si ferma e guarda la classe.

"Io son dolce e serena"

Karin ferma lo sguardo su Fiorini.

"che' marinari in mezzo al mar dismago;"

Davide abbassa la mano sinistra e fa scivolare lo sguardo sull'orologio.

"tanto son di piacere a sentir piena".

Suona la campanella. La classe resta immobile. Fiorini chiude il libro, sorride.

"A venerdì".